La pensione per i liberi professionisti

Se ami il tuo lavoro non ti pesa sapere che dovrai farlo per anni. Ma prima o poi vorrai essere libero di fare solo ciò che desideri.

Quindi, oggi vediamo come e quando i liberi professionisti vanno in pensione. Prima di tutto però dobbiamo distinguere tre casi:

  • professionista con cassa dell’albo

  • lavoratore autonomo senza cassa

  • imprenditore individuale

Alla differenza tra lavoratore autonomo e impresa individuale (link al relativo articolo) ho già dedicato un articolo. Se non sei sicuro della categoria a cui appartieni dagli un’occhiata.

Le regole per i professionisti con cassa https://www.pensionielavoro.it/site/home/lavori-e-pensione/libero-professionista-iscritto-a-un-albo.html (avvocati, medici, eccetera) sono varie. Ogni ordine stabilisce la propria percentuale di contribuzione e i requisiti minimi di età e anzianità contributiva per andare in pensione. Se appartieni quindi a questo gruppo ti consiglio di rivolgerti direttamente all’ordine.

Altrimenti, continua a leggere. E prima di iniziare una piccola precisazione: da qui in poi quando parlerò di “reddito” intenderò il reddito imponibile ai fini INPS, ovvero

fatturato – costi deducibili (reali o forfettari a seconda del regime fiscale)

I requisiti per andare in pensione

Nel caso di lavoratori che versano contributi alla Gestione Separata o alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS, i requisiti minimi per la pensione di vecchiaia ordinaria sono i medesimi dei lavoratori dipendenti, ovvero, dal 1° gennaio 2019:

  • 67 anni di età e 20 anni di contributi, per chi ha iniziato a versare i contributi prima del 31 dicembre 1995

  • 67 anni di età e 20 anni di contributi, se la cifra mensile della pensione è pari almeno a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, per chi ha iniziato a versare contributi a partire dal 1° gennaio 1996

  • 71 anni di età e 5 anni di contributi

In presenza di specifici requisiti è anche possibile accedere alla pensione anticipata:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini

  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne

  • 64 anni di età e 20 anni di contributi effettivi, se la cifra mensile della pensione è pari almeno a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale

I requisiti di età e anzianità contributiva vengono rivisti ogni due anni.

Inoltre, attualmente è disponibile l’opzione “Quota 100” https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=52405&lang=IT

I contributi per la pensione dei lavoratori autonomi

I professionisti devono iscriversi alla Gestione Separata INPS che al momento prevede due aliquote:

  • soggetti non titolari di altre tutele pensionistiche obbligatorie → 25% + 0,72% per malattia e maternità

  • pensionati o soggetti titolari di altre tutele pensionistiche obbligatorie → 24%

In entrambi i casi non esiste un importo minimo da versare.

E in entrambi i casi il massimale di reddito previsto è di 102.543,00 Euro. Sulla parte eccedente non sono dovuti contributi.

Una buona notizia se un anno guadagni poco, o se la partita iva è un secondo lavoro.

Ma. Ovviamente c’è un ma.

Esiste un minimale contributivo per vedersi riconosciuto l’intero anno di contributi (ovvero 12 mesi). Per il 2019 il reddito minimale è 15.878,00 Euro, che corrisponde a versamenti per:

  • 4.083,82 Euro (di cui Euro 3.969,50 validi ai fini pensionistici) per chi applica l’aliquota del 25,72%

  • 3.810,72 Euro per chi applica l’aliquota del 24%

Se versi meno di questi importi maturerai meno mesi di contribuzione ai fini dell’anzianità pensionistica.

Facciamo un esempio.

Mario, fisioterapista forfettario, nel 2019 fattura 15.000 Euro. Calcoliamo i suo contributi:

15.000 x 78% = 11.770 (reddito imponibile)

11.700 x 25,72% = 3.009,24 (di cui 2.925 validi ai fini pensionistici)

Siamo decisamente sotto il minimo per maturare un anno di anzianità. Ma non tutto è perduto. Infatti, l’INPS riconosce un mese ogni 330,79 Euro di contributi (ovvero 3.969,50/12), quindi a Marco verranno accreditati 8 mesi.

L’imprenditore individuale e la pensione

Le imprese individuali si iscrivono alla Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS. In questo caso le aliquote sono:

Scaglione di reddito

Artigiani

Commercianti

Fino a 47.143,00 Euro

24%

24,09%

Da 47.144,00 Euro

25%

25,09%

La seconda aliquota Si applica sulla parte eccedente i 47.143,00 Euro.

Anche qui sono previsti un reddito minimo e uno massimo.

Per entrambi, il massimale è pari a:

  • 78.572,00 Euro per i soggetti iscritti alla Gestione prima del 31 dicembre 1995

  • 102.543,00 Euro per i soggetti iscritti alla Gestione dal 1 gennaio 1996

Come per i professionisti, sulla parte eccedente il massimale non sono dovuti contributi.

Il contributo minimo si calcola su un reddito di 15.878,00 Euro e quindi corrisponde a:

  • 3.818,16 Euro per gli artigiani (di cui 3.810,72 validi a fini pensionistici)

  • 3.832,45 Euro per i commercianti (di cui 3.832,45 validi a fini pensionistici)

Ed ecco la vera differenza: qui è obbligatorio.

Quindi, se sei un artigiano, la tua partita iva è attiva dal 1 gennaio al 31 dicembre e fatturi solo 12.000 Euro paghi comune 3.818,16 Euro.

È prevista una riduzione del 35% solo per chi è in regime forfettario.

La pensione per chi ha contributi da dipendente e da libero professionista

Nella vita può succedere di tutto. Soprattutto considerando che per arrivare alla pensione dobbiamo lavorare molti molti anni. È quindi comune che una persona lavori per un certo periodo come dipendente e poi apra la propria partita iva. E di conseguenza i suoi contributi siano spalmati su diverse casse. Almeno due, ma potrebbero essere anche di più. In questo discorso infatti rientrano anche quelle dei vari ordini.

E quindi cosa succede? Vale solo l’ultima gestione a cui ci si è iscritti e gli altri contributi sono persi?

Fortunatamente no.

Al momento ci sono infatti tre sistemi per unificare tutti i contributi [link all’articolo sull’unificazione dei contributi] in un’unica cassa e sommarli:

  • totalizzazione

  • cumulo

  • ricongiunzione

I primi due sono gratuiti, il terzo a pagamento e non utilizzabile da chi ha dei contributi nella Gestione Separate INPS.

Qui ovviamente abbiamo parlato solo dei contributi obbligatori per la pensione. Volendo puoi affiancare una pensione integrativa privata e un’assicurazione sanitaria che ti copra in caso di malattia. E considerando che in questo senso le tutele dell’INPS per i professionisti sono minime, non è una brutta idea.


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