Pregi e difetti del regime forfettario

Chiunque abbia una piccola attività o intenda avviarne una guarda con interesse al regime forfettario, soprattutto per la tassazione agevolata. Bisogna però stare attenti: non sono tutte rose e fiori. Anche la partita iva forfettaria ha pregi e difetti, come gli altri regimi fiscali.

Questo non la rende una pessima scelta a prescindere, semplicemente non è un’opzione adatta a tutti.

Chi può accedere al regime forfettario

Prima di tutto devi capire se hai i requisiti per accedere al regime forfettario. Ci sono infatti dei paletti molto precisi (e altri meno facili da comprendere).

Il primo, e più famoso, è quello del fatturato totale: dal 2019 per tutti il limite è 65.000 euro all’anno (per l’adesione al regime nell’anno corrente si considerano i ricavi dell’anno precedente).

Oltre a questo ci sono delle cause di esclusione:

  • •effettuare, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi 

  • •partecipare a società di persone, associazioni o imprese familiari 

  • •controllare in maniera diretta o indiretta società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione che esercitano attività riconducibili a quelle svolte con la partita iva in oggetto 

  • •esercitare l’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavori o lo sono stati nei due periodi d’imposta precedenti, o nei confronti di organizzazioni direttamente o indirettamente riconducibili ad essi 

Se rispetti questi parametri, puoi valutare se il forfettario fa per te o meno.

Pregi della partita iva forfettaria

La semplicità di gestione è senza dubbio la prima grande categoria di vantaggi della partita iva forfettaria. Optare per questo regime fiscale infatti comporta l’esonero:

  • •dalla tenuta dei registri IVA, dalle liquidazione periodiche e dalle relative dichiarazioni, dato che il forfettario non applica l’IVA ai suoi clienti e non recupera quella sugli acquisiti 

  • •dalla tenuta dei libri contabili, come         quello dei cespiti, degli ammortamenti e così via 

  • •dall’IRAP e da qualsiasi altra imposta sul reddito, rimpiazzate dall’imposta sostitutiva 

  • •dagli studi di settore e dagli indici sintetici di affidabilità 

  • •dallo spesometro e dalle dichiarazioni intrastat 

  • •dall’obbligo di fatturazione elettronica 

  • •dagli obblighi dei sostituti d’imposta (ad eccezione di quelli nei confronti dei dipendenti) 

Chi ha una partita iva forfettaria in pratica è quasi del tutto esentato dalla tenuta della contabilità. Deve solamente conservare le fatture di acquisto e di vendita (e in caso abbia dei dipendenti i libri relativi al lavoro). E ovviamente deve presentare la dichiarazione dei redditi.

Questa semplificazione rende l’attività più facile da tenere sotto controllo da parte del titolare e comporta molto meno lavoro per il commercialista, con una conseguente diminuzione dei costi di gestione.

Questi vantaggi sono universali. O perlomeno non mi vengono in mente situazioni in cui avere meno obblighi sia un difetto.

Il secondo grande gruppo di pregi è quello legato agli aspetti economici. Infatti, oltre a un minor costo per il commercialista (che è comunque soggettivo e dipende dallo studio a cui ci si rivolge), la partiva iva forfettaria gode di:

  • •imposta sostitutiva del 15% (e in alcuni casi del 5) al posto di tutte le altre imposte sul reddito 

  • •possibilità di sapere sempre a quanto ammonta l’imposta dovuta in ragione della semplicità di calcolo della stessa 

  • •riduzione del 35% sulla contribuzione dovuta per chi è iscritto alla gestione Inps commercianti o artigiani 

A prima vista questi sembrano dei grandi vantaggi. E per molti lo sono veramente. Ma non per tutti.

I difetti della partita iva forfettaria infatti riguardano questa sfera.

I difetti della partita iva forfettaria

Non sono molti e non si applicano a tutti. Ma non possono essere ignorati.

È facile pensare “Se non devo pagare l’IRAP e ho un’imposta del 15% al posto dell’IRPEF (che parte dal 23%) mi conviene”.

In realtà in alcuni casi non è così. Ci sono situazioni in cui si finirebbe per pagare di più.

E questo in ragione dei due maggiori svantaggi del regime forfettario:

  • non deducibilità dei costi reali 

  • nessuna detrazione, a parte quella dei contributi versati all’INPS o alla cassa di previdenza 

Vediamo di capire quando questi elementi sono un difetto.

I costi nel regime forfettario sono calcolati a tavolino, in base a una percentuale del fatturato stabilita per legge, che varia in base al tipo di attività.

Questo quindi è un vantaggio solo fino a quando i costi reali sono inferiori a quella percentuale. In caso contrario si avrà una base imponibile superiore. È la situazione tipica di chi lavora con margini esigui.

Inoltre, versando un’imposta sostitutiva invece dell’IRPEF si perdono tutte le deduzioni e le detrazioni legate a quell’imposta. È il caso delle detrazioni per famigliari a carico, per le ristrutturazioni, il mutuo sulla prima casa e via dicendo (l’elenco è lungo e cambia spesso). Chi ha diritto a molte detrazioni può ridurre drasticamente l’IRPEF, ma non potendo fare lo stesso con l’imposta sostitutiva rischierebbe di pagare di più con il regime forfettario. A meno di non avere anche un altro reddito (come quello da lavoro dipendente) su cui concentrarle.

>Scegliere o non scegliere la partita iva forfettaria?

La partita iva forfettaria ha diversi pregi che la rendono sicuramente appetibile a molti. Ma prima di scegliere è bene considerare i difetti, facendosi aiutare anche da un commercialista. Il sistema migliore è fare qualche simulazione usando i dati degli anni precedenti (se stai valutando il passaggio) o ipotizzare costi, ricavi e le conseguenti imposte e detrazioni cercando di essere il più realistico possibile.

Solo così puoi essere certo di fare la scelta migliore per il tuo lavoro.


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